Putin celebra in Crimea la “giustizia storica” della sua annessione

Aerei, missili, carri armati, navi militari: Vladimir Putin celebra il giorno della Vittoria sul nazismo due volte, sulla piazza Rossa a Mosca e a Sebastopoli, in Crimea, in uno sfoggio senza precedenti dell’arsenale militare russo. E’ “la nostra festa più importante”, una dimostrazione della “forza invincibile del patriottismo”, dice agli undicimila militari che hanno sfilato sotto le mura del Cremlino.
15 AGO 20
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Aerei, missili, carri armati, navi militari: Vladimir Putin celebra il giorno della Vittoria sul nazismo due volte, sulla piazza Rossa a Mosca e a Sebastopoli, in Crimea, in uno sfoggio senza precedenti dell’arsenale militare russo. E’ “la nostra festa più importante”, una dimostrazione della “forza invincibile del patriottismo”, dice agli undicimila militari che hanno sfilato sotto le mura del Cremlino. L’anniversario è celebrato come un evento di attualità: la propaganda russa insiste che a Kiev governano i “nazisti” e l’annessione della Crimea segna il ritorno alla Russia invincibile. Mentre Kiev rinuncia a qualunque cerimonia di carattere militarista, sia per paura di provocazioni sia per dissociarsi dalla visione “sovietica” della guerra, sulla Piazza Rossa vengono esibiti razzi di nuova generazione, i missili nucleari Topol, blindati con la bandiera della Crimea e gli “omini verdi”. A Sebastopoli lo spiegamento di forze è altrettanto massiccio, e Putin arriva dopo pranzo, gira su un motoscafo nella baia in mezzo alla flotta, applaudito dalla riva da una folla che grida “grazie!”, e chiede “il ripristino della giustizia storica e dell’autodeterminazione”.

Il presidente russo non ha voluto negarsi questo trionfo, nonostante Angela Merkel avesse definito “riprovevole” la decisione di celebrazioni nel territorio annesso due mesi fa: “Quando ero andata alla sfilata in Piazza Rossa era stato per dimostrare che la storia ci insegna qualcosa”, ha commentato la cancelliera tedesca. Ma la Russia non mette in discussione la propria storia, ed è pronta a sfidare chi la interpreta diversamente. La diplomazia russa ha chiamato un “insulto” la decisione di Kiev di limitarsi a celebrazioni minori come corone di fiori. L’unica “sfilata” in Ucraina si è svolta a Sloviansk, nell’est, con i blindati sequestrati all’esercito ucraino, e il “sindaco popolare” Ponomariov ha promesso di “spazzare la peste fascista” dalla città, accerchiata dai militari di Kiev. Al comizio è apparsa anche il sindaco vero, Nelia Shtepa (non se ne avevano notizie da tre settimane), che ha detto di andare a votare domani al referendum sulla secessione dall’Ucraina.

[**Video_box_2**]I filorussi nell’est ucraino vogliono procedere con il voto, anche se Putin aveva consigliato di non farlo, e anche se riusciranno a svolgerlo solo in alcune zone. Nel capoluogo Donetsk il comune non aprirà i seggi, e ieri il tentativo di un separatista di convincere l’orchestra a suonare in chiusura delle cerimonie per la vittoria l’inno russo invece di quello ucraino non ha avuto seguito. Nei dintorni intanto prosegue lento ma inesorabile il blitz ucraino (ieri a Mariupol’ ci sono stati almeno 20 morti).

Ma la scarsa adesione ai cortei a Kiev e in altre città è dovuta anche alla svolta ideologica: l’Ucraina ha deciso di abbandonare la versione “sovietica” delle celebrazioni del 1945 a favore di quella “europea”. A cominciare dalla data, l’8 maggio invece del 9, un trucco di fuso orario che però permette a Mosca di celebrare una vittoria tutta sua in un conflitto che continua a chiamare “Grande guerra patriottica” e a datare 1941-1945 (anche perché nel 1939 Stalin si era spartito l’Europa con Hitler). Per i russi l’accento è sulla gloria militare, e il simbolo della vittoria è il nastrino nero-arancione dell’ordine di San Giorgio, distintivo dei filorussi in Ucraina esibito ieri sul bavero della giacca da Putin; Kiev introduce come emblema un papavero rosso sangue copiato dalle commemorazioni anglosassoni dei caduti nella Prima guerra mondiale e propone di raccontare la guerra come un massacro. Una vittoria per i russi, una tragedia per gli ucraini. Questa interpretazione fa infuriare Mosca, per la quale il 9 maggio rimane la vera giornata di unità nazionale, l’unico pezzo del passato sul quale tutti i russi, vecchi e giovani, nazionalisti e liberali, la pensano allo stesso modo, la sola componente dell’autostima nazionale che non si può mettere in dubbio.